Noi ci dissociamo: "Sofferenze palermitane col Nekki e il Mimmezza"

22.04.2016 16:36 di Il senso del gol Twitter: @ilsensodelgol  articolo letto 1382 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Noi ci dissociamo: "Sofferenze palermitane col Nekki e il Mimmezza"

 

di Massimiliano Robberto

Tifare per il Palermo è, in determinate annate, un’impresa per uomini duri che nemmeno Jason Statham in Fast & Furious.

Questa stagione è purtroppo da annoverarsi tra quelle che piacerebbero all’attore britannico. La confusione societaria mista ad una certa dose di indolenza di alcuni calciatori della rosa ci hanno portato al punto dove siamo ora.

Palermo-Atalanta si gioca a porte chiuse per via dei disordini occorsi durante il match casalingo con la Lazio, e per i rosanero è l’ultima spiaggia. Se non si vince, si va, con tutta probabilità, in B...

Pertanto con gli amici ci si ritrova in un clima che nemmeno Di Caprio in The Beach, in particolare il Mimmezza, teso nel prematch, aggredisce un indifeso cannolo siciliano reo, pare, d’averlo guardato male durante il riscaldamento. Qualsiasi obiezione riguardante gli sguardi lanciati da un cannolo è irrilevante agli occhi del Mimmezza. Il dolciume ha mancato di rispetto e va punito.

Doveri fischia l’inizio ed è subito rigore per i rosanero. Il Nekki urla "RIGOOOOORE", e nel residence che ci ospita mentre assistiamo al match scatta il piano anticalamità. Il Nekki ha, in effetti, una gran voce.

El Mudo porta avanti il Palermo, la speranza ci porta ad immaginare un epilogo similare a quello della recentissima Napoli-Bologna (6-0 n.d.r.). La realtà ci bastonerà pochi minuti dopo. Struna si esibisce in un intervento kamikaze in area. Rigore per l’Atalanta. Maledizioni sulla stirpe degli Struna si alzano nell’aere, il Mimmezza, per la tensione, molla persino il cannolo. Uno pari e palla al centro.

Da qui alla fine della prima frazione c’è tutto il tempo di chiedersi perché Trajkowski si sia dato al calcio e perché, soprattutto, il calcio lo abbia voluto. Mentre Vazquez, pur conscio di essere prossimo alla separazione dai rosanero, dà ancora una volta l’impressione di predicare nel deserto.

Comincia la ripresa e Paletta, liberatosi da quel fastidioso riporto che lo rendeva fascinoso agli occhi dei più, si sente finalmente libero (come una farfalla) di colpire di testa. Due a uno per gli orobici.

Il Conte tenta il suicidio imponendosi di risolvere un’equazione a due cifre mentre il Mimmezza annega il dolo-
re in una cassata.

Al 75° avviene quel che nessun tifoso avrebbe immaginato. Successivamente a un batti e ribatti in area, Struna - maledetto pocanzi - realizza il gol del pareggio. Tutto il gruppo davanti alla tv candida immediatamente il difensore sloveno al Pallone d’oro.

Da lì in poi non succede più nulla, pertanto un turno favorevole (Frosinone sconfitto dal Chievo) termina con un nulla di fatto. Anzi procura ai tifosi ulteriore sofferenza, perfettamente in linea con i canoni di una stagione francamente insaziabile.

Persino il Mimmezza, annebbiato dal dispiacere, tornando a casa avrebbe attaccato briga. Con un altro cannolo.

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