Noi ci dissociamo: "Quando era Milano che andava a Madrid"

28.05.2016 10:38 di Il senso del gol Twitter: @ilsensodelgol  articolo letto 2202 volte
immagine tratta da internet
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di Massimo Costa

Milano è addobbata per la festa. Ed è quando vedi l’immagine della Coppa con le grandi orecchie coomparire in tutte le strade della città che ci pensi. Ci pensi  e non smetti di pensarci.  Merda, sono già passati sei anni.

Via Massaua, ammassati come bestie dietro le transenne lungo i marciapiedi.  Alle due di notte di venerdì 14 maggio 2010 mi volto verso Fede.

Ce la faremo?

A spanne sembra di sì.

No, siete già fuori.

"I biglietti ci sono fino a quel gruppo lì avanti" ringhia uno dei vigilantes. In testa al serpentone c’è gente in fila da 40 ore, i biglietti per gli abbonati sono 4mila ma mezza Milano venderebbe la Madunina pur di avere in mano il ticket della finale. Accanto a noi un quarantenne spiega che darà buca alla cresima della figlia dodicenne per ricevere l’olio santo del Bernabeu, altri stanno cercando voli per qualsiasi aeroporto della Spagna. Ma prima ci vogliono i biglietti e il vigilante ha detto che siamo fuori. Alle tre molliamo il colpo.

Ce ne pentiremo.

Ma se non ci sono non ci sono.

E se vinciamo?

Han detto che non ci sono.

Notte in bianco.

Alle 9 del giorno dopo, però, Peppino Prisco guarda giù. Torno in via Massaua, giusto per non avere rimpianti. La banca ha appena aperto e – miracolo – cinquecento metri più in là ci si può ancora mettere in coda. Telefono di corsa: "Fede muoviti, ci sono ancora biglietti, avvisa Ioc di corsa". Sì il terzo compagno nerazzurro si chiama Ioc. Di notte avevano frenato l’afflusso per motivi di sicurezza, ora pare che i biglietti ci siano. Anzi, ci sono: due ore di coda – un battito di ciglia rispetto agli eroi che si sono smazzati due notti in tenda davanti a una triste filiale della Banca Popolare di Milano – ed entriamo tutti e tre. Per 155 euro ci siamo accaparrati il passaporto per la finale. La tessera magnetica più bella che ci sia.

Sector 119, row 14, seat 17, vomitory 109-N.

Che minchia è il vomitory?

E che ne so, ce ne andiamo a Madrid.

Sì, ma COME ci arriviamo a Madrid?

I voli di linea, a sette giorni dal match, sono esauriti. L'unica è farsi svenare da un charter. Fuori dalla banca, casualmente, distribuiscono i volantini organizzati dal tour operator convenzionato con l'inter. Charter Milano-Madrid a 420 euro.  Raccogliamo i soldi, bonifico,  quietanza, mail di conferma.

La fidanzata protesta:

Non dovevamo mettere via i soldi?

Anche mio padre si incazza:

Potevi dirmelo che eri in coda, venivo con voi.

I biglietti aerei arrivano via mail: tre voli diversi. Fanculo. Due giorni prima della finale, alle nove del mattino, sono in fila con almeno cento tifosi davanti alla sede dell'agenzia di viaggio cialtrona. Padri sistemati su voli diversi dai figli. Fratelli con in mano biglietti di voli a dieci ore di distanza. Dopo un paio d’ore di insulti e minacce esco con tre biglietti aerei sullo stesso volo. Un volo fantozziano, ma pur sempre un volo. Ritrovo sotto casa alle 3,20 di sabato 22 maggio. Ritrovo al Terminal 1 di Malpensa alle 4, decollo alle 5,40. Fede per non sbagliare alle 3,15 è già sotto casa con Ioc a bordo.

Dentro lo zaino: maglietta nerazzurra Pirelli del 1997 con il cognome personalizzato sulla schiena,maglietta bianca con la croce rossa di Cambiasso, maglia grigia di allenamento della stagione in corso. Fede si presenta in aeroporto con la carta d’identità scaduta, ma riusciamo a distrarre abilmente la hostess e partire. Entriamo al Bernabeu tre ore prima della partita, i tedeschi un quarto d’ora prima del fischio. Abbiamo 26 anni ma questo momento lo aspettiamo da 45. Milito, Milito. In curva, a dieci file dal campo, c'é un assaggio di paradiso. Abbracci, baci, lacrime. Abbiamo vinto tutto.

Chiamo papà:

Abbiamo vinto tutto!

Anche Fede è al  telefono:

Seppellitemi qui!

Festa. All’aeroporto di Barajas, all’alba, un flash indimenticabile: 70 persone in coda all'edicola per comprare la Gazzetta.

SoloInter.  

Adesso a San Siro tocca agli spagnoli, e qualcuno a Barajas ci tornerà alzando la prima o la undicesima. Noi rosichiamo più di quando non la vincevamo mai. È il perché è semplice:  adesso sappiamo cosa si prova.

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