Noi ci dissociamo: "Non ha vinto il Leicester, ha vinto la Premier"

04.05.2016 10:51 di Il senso del gol Twitter: @ilsensodelgol  articolo letto 4253 volte
Immagine tratta da Internet
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di Stefano Pitacco

È finita, Leicester campione. È finita, Ranieri ha vinto. È finita, il gap con la Premier League non lo colmeremo per almeno 20 anni.

Impresa titanica. Una squadra di Carneadi del calcio ruba, settimana dopo settimana, punti alle grandi d'Inghilterra, riesce ad arrivare fin in fondo e conquista il titolo. Probabilmente queste giornate le ricorderemo per anni.

Inutile soffermarci, li conosciamo tutti: Vardy che era un operaio, Mahrez pagato 500mila sterline, Kante progettato al Cern, Ranieri che non aveva vinto mai un cazzo in carriera, di colpo diventa il nuovo guru della comunicazione e porta una banda di matti sul tetto del Regno.

È la Premier League.

Stadi pieni, stadi moderni, famiglie negli stadi, zero barriere fra tifosi e campo.

Stadi pieni per la Coppa di lega. Anzi, le coppe di lega.

Merchandising da paura, gestione aziendale incredibile, distribuzione diritti televisivi equa, introiti derivanti dai diritti televisivi pazzeschi, si gioca a Santo Stefano, si gioca durante le festività eccetera, eccetera...

Tutto ciò porta a fatturati tali da dare un potere d'acquisto enorme a tutte le squadre inglesi.

Vi immaginate un Palermo qualunque spendere qualcosa come 15 milioni di sterline per acquistare Gaston Ramirez - 3 anni fa, tra l'altro - o vi immaginate una squadra italiana disposta a spendere qualcosa attorno ai 12 milioni di sterline, per Angelo Ogbonna? Impossibile competere finanziariamente con una lega del genere.

Alla base di tutto, ci manca la cultura dello sport.

Ve lo immaginate uno stadio all'inglese - senza barriere, tifosi attaccati al campo - a Roma durante un derby?

Torneremmo alla guerra civile tra Cesare e Pompeo, con tanto di battute scontatissime su Tiki Taka.

Ve lo immaginate un San Paolo gremito di tifosi con la maglia originale del Napoli? (e sottolineo: originale).

Ve lo immaginate Zamparini a gestire il Palermo come una grossa azienda? Sarebbe come se Red Bull cambiasse Ceo ogni volta che io non acquisto una lattina al supermercato.

Ve la immaginate la riunione di Lega in cui si decide di ripartire diversamente i diritti televisivi?

Ora chiudete gli occhi, proviamo almeno ad immaginare le cose alla base di questa utopica rivoluzione del calcio italiano: un fallo a centrocampo, il giocatore che si rialza subito, la punizione battuta velocemente, senza pantomime o proteste.... Quanti stanno sorridendo?

Ok, tenete ancora un attimo gli occhi chiusi: pensate ad un rigore netto non fischiato, ed immaginate le trasmissioni alla televisione che, invece di parlare dell'episodio, parlano di quanti gol s'è mangiato l'attaccante della squadra che ha subito il torto arbitrale.

Immaginate che una squadra perda e il pubblico la applauda, la inciti a fine partita per il sudore versato per la maglia.

Hanno riformulato uno sport, gli inglesi, basandosi sullo spettacolo più che sul risultato, sul ritmo più che sulla singola giocata, togliendo l'attenzione dai singoli episodi, guardando il gioco nel suo totale, tutti e 90 i minuti. Hanno passato questi concetti alla massa, al pubblico, che ora va allo stadio per godersi uno spettacolo ed è impossibile dire, tra l'altro, che non sia "vero" quello che si vede in campo, perché è estremamente più fisico rispetto alla nostra Serie A.

La Premier League ha il ritmo, il fisico, la velocità, lo spettacolo.

In Premier League il gioco viene prima di tutto. La Premier League è la Nba del calcio ed è fottutamente bella da vedere, perché una qualunque West Ham-Stoke City sarà sicuramente più intensa di una (per dire) Lazio-Inter.

Il divario è netto, il dado è tratto. Noi siamo qui a sostenere un giorno Cesare e il giorno dopo Pompeo, ma il coltello Bruto ce l'ha già messo nel culo.

Scusate il francesismo.

Lunga vita alle favole, lunga vita ai progetti, lunga vita alle Volpi di Leicester.

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