Noi ci dissociamo: "No, il 10 a Thiago Motta no"

01.06.2016 12:46 di Il senso del gol Twitter: @ilsensodelgol  articolo letto 3450 volte
Noi ci dissociamo: "No, il 10 a Thiago Motta no"

di LUCA BURGIO

Ricordo che, da bambino, ricevetti in regalo la divisa della Nazionale. È accaduto nell'autunno successivo ai mondiali di Italia '90. Ebbro di gioia, corsi subito dalla mia nonna materna che, allora, faceva la sarta. Le chiesi di cucire sulla schiena il numero 10. E nonna Gina mi chiese chi fosse il calciatore italiano che avesse il 10 e io risposi, con grandissimo stupore, come fosse la cosa più logica del mondo:

Ma come?! È Baggio!!

Avevo quasi 8 anni, la divisa azzurra e, per giunta, il 10 di Baggio! Come ogni bimbo di quell'età, sognavo - da grande - di diventare calciatore. Ma quella 10 azzurra, coi bordi tricolore sul colletto e sulle maniche, mi consentiva già allora di sentirmi tale. Non uno qualunque, ma il più forte di tutti: per forza, ero il numero 10. Ero io Roberto Baggio.
Sognavo di emularlo Baggio e poi, iniziando a comprendere come funzionasse questo sport, mi resi conto che il 10 stava sempre sulle spalle del calciatore più tecnico e più rappresentativo, quello dotato di più talento. Quello per cui valeva la pena pagare il biglietto quando si andava allo stadio.
Venne la stagione 1995/96 e, di colpo, fu il buio. Vennero introdotti i numeri fissi e di conseguenza - oltre alla cadenza con la quale venivano recitate le formazioni, quasi fossero filastrocche - si perse anche l'identificazione del singolo ruolo col numero di maglia. Ma il 10 no: quello restava ancora il numero più ambito e affascinante. Era l'ultimo baluardo dell'accezione più romantica e poetica di questo sport: Pelé, Puskas, Maradona, Mazzola, Rivera, Platini, Baggio, Rivaldo, Del Piero, Totti, Ronaldinho, Messi...
E come avrebbe mai potuto immaginarlo quel bambino biondo con gli occhiali che, poco più di un quarto di secolo dopo, in un giorno di fine maggio, quel numero - il Dieci - sarebbe finito sulle spalle di Thiago Motta?
Provate a spiegarlo al Luca Burgio di neanche 8 anni, perché quello che ne ha 33 di anni ancora non riesce a capirlo.


[*nota dell'autore: a Baggio, ad Italia '90, venne assegnato il n.15: a quel tempo si seguiva - come criterio - l'ordine alfabetico, senza eccezioni. Ma già dalle qualificazioni per gli europei del '92 (a cui non partecipammo per quel palo di Rizzitelli...), il 10 passò stabilmente sulle sue spalle.]

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