Noi ci dissociamo: "Mino Raiola sta al calcio come il banco sta al casinò"

09.08.2016 14:23 di Il senso del gol Twitter: @ilsensodelgol  articolo letto 2050 volte
© foto di Alessio Alaimo
Noi ci dissociamo: "Mino Raiola sta al calcio come il banco sta al casinò"

di LUCA BONACCORSO

Io non so se dopo la morte esista la resurrezione o qualcosa di simile: le opinioni sono discordanti, i punti di vista molteplici ma direi che non è il caso di affrontare il discorso qui e di lasciarlo ad altri tipi di rubriche.

Se però dovessi scegliere di reincarnarmi in qualcuno beh, sceglierei te, caro Mino.  

Mino Raiola, uno degli uomini più potenti del mondo del pallone, una mente sopraffina che sfrutta tutto e tutti a proprio piacimento: se nel passato Re Mida trasformava in oro tutto ciò che toccava, oggi Mino trasforma in Euro, tanti Euro, tutto ciò che tocca. Mai giocare al Mercante in Fiera a Natale con Mino. Mai. Finireste per perdere tutto.

Mino è un abile stratega, probabilmente ipnotico in sede di trattativa. Prendete Balotelli: in quanti hanno avuto le chances di Super Mario per dimostrare il loro valore, nonostante siano arrivati flop anno dopo anno? Nessuno. Lui invece sì: ha avuto sempre una nuova opportunità e ne avrà anche quest’anno una. Il tutto con un lauto stipendio, grazie all’abilità del suo procuratore nel buttar fumo negli occhi.  

Mino non ha bisogno di scrivere trecentoventisette post sui social per dire che vuole l’aumento del contratto del suo assistito, che si sta incontrando col presidente di un’altra squadra o che ce l’ha con la proprietà: lui ne scrive uno solo  (There is no deal done regarding Paul Pogba, lots of bla bla bla bla), scatena un putiferio, lancia una moda, sposta l’attenzione su di sè e la sera stessa magari si va ad incontrare di nascosto con i due club, per chiudere la trattativa.  

Mino non paga uno stipendio ai giornalisti, eppure li sfrutta: quando dice che un trasferimento non è sicuro e può succedere di tutto, l’indomani c’è la firma. Quando dice che un giocatore sta trattando il rinnovo, lui già sta parlando con un altro club. Quando dice che i media sono parrots, cioè pappagalli, che cercano di dare la notizia per primi, sta solo mettendo a punto la parte della trattativa che spetta a lui.  

Mino poi è anche la provvidenza fatta persona: il Manchester cerca un trequartista? Ti porta Mkhitaryan.

Ibrahimovic è senza squadra? 15 milioni a stagione a 34 anni.

Devi vendere Pogba? Prima facciamo passare gli Europei, così il prezzo aumenta, e poi se ne parla.

La Juve deve sostituire il Polpo? E che problema c’è? Mino ti porta Matuidi.

Conte cerca una punta? Mino ti porta Lukaku a 80 milioni.

Keep calm!  

Mino è poliglotta, parla sette lingue diverse, e le utilizza tutte quante per far promesse che difficilmente manterrà quando parla di calciomercato: tutto al contrario di quando invece deve iniziare a parlare di calcio in generale, dove dice sempre ciò che pensa e scatena casini a più non posso.

Mino è una macchina da soldi che negli ultimi anni, con le varie trattative, oltre al 5% dello stipendio dei suoi è arrivato a guadagnare oltre 300 milioni: quasi quasi più di Inter e Milan messe assieme. 

Mino non avrà lo stesso appeal di chi si fa le foto mezza nuda in salotto, sa di non poter ottenere grossi risultati e quindi punta sulla simpatia e sulla sua devastante intelligenza: lui sa che riuscirà nei suoi intenti sempre, lo stesso. E pazienza se non farà il cinepanettone. 

Conclusioni: Mino è un esempio per stipendio, astuzia, viver bene e celebrità.

Tu che leggi questo pezzo, abbandona i tuoi sogni ed insegui un solo obiettivo: diventare Mino.

Lots of bla bla bla.

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