Noi ci dissociamo: "Mi è andata meglio che ai tifosi dell'Atletico. Tengo al Cesena"

30.05.2016 11:33 di Il senso del gol Twitter: @ilsensodelgol  articolo letto 2031 volte
Noi ci dissociamo: "Mi è andata meglio che ai tifosi dell'Atletico. Tengo al Cesena"

di BRUNO ROSATI

È il 24 maggio del 2014 e del Piave ce ne siamo ormai dimenticati. Si gioca Real Madrid–Atletico Madrid, prima volta di una stracittadina in finale di Champions. Vince il Real, ai supplementari, dopo essere stato sotto di un gol per quasi tutta la partita ed aver trovato il pareggio solo al novantaquattresimo. Sono a vederla in un pub della riviera, fa molto caldo e l’unica cosa che riesco a pensare è: “Bella beffa per l’Atletico, chissà quando gli capiterà più una chance del genere”. Ma in realtà non me ne frega niente.
Non me ne frega niente perché il giorno dopo c’è Cesena-Latina, penultima di campionato. Il Cesena è a tre punti dall’Empoli, secondo, e può sperare ancora nella promozione diretta.
Il giorno dopo sono al Manuzzi, inizio insipido, si mette male con il gol del Latina sul finale del primo tempo e finisce peggio. Tre a uno per i pontini, con inutile gol della bandiera nel finale segnato da Cascione, addio alla possibilità di promozione diretta. Sarà play-off. Sono furioso e penso che tutta la colpa sia di quel gol allo scadere del primo tempo.
18 giugno del 2014, finale di ritorno dei play-off, questa volta tocca al Cesena andare a giocare a Latina. L’andata l’abbiamo vinta 2-1.

Dopo dieci minuti siamo già sotto, con un gol impossibile. Se contro questi deve girar male non c’è niente da fare, il destino ha già sentenziato. Invece no. Nel secondo tempo cross di Marilungo, arriva a Defrel che la mette dentro. Serie A virtuale. Al novantesimo e rotti, l’apoteosi: Marilungo ruba un pallone a Laribi che lo falcia da dietro, calcio di rigore. Sul dischetto va Cascione, lo stesso che aveva segnato il gol della bandiera nella partita di campionato, si va sul 2-1 e loro non ne hanno più. Questa volta è veramente finita, è serie A.

28 maggio del 2016, per noi la serie A è già - nuovamente - un lontano miraggio, l’Atletico però è di nuovo in finale contro il Real e tutto mi porta a pensare che possa riscrivere la storia e prendersi la sua rivincita: se lo merita. Se lo merita anche se dicono che gioca male; che la sua filosofia è quanto di più contrario possa esserci al calcio e allo spettacolo. Balle. Per me e tutti gli altri che siamo venuti su col Cesena di Bisoli, uno che ci ha presi quando siamo retrocessi in Lega Pro e nel giro di due anni ci ha portato in serie A; uno che ci ha ripreso in serie B e dopo averci portato alla salvezza ci ha trascinato di nuovo in A, infischiandosene delle critiche che gli piovevano addosso perché ad ogni partita la squadra stava per settanta minuti in difesa, beh, per tutti noi l’Atletico simboleggia lo spirito di sacrificio, la voglia di mettere il talento personale al servizio del collettivo, il sogno di inseguire un ideale che è infinitamente più grande di ogni singolo individuo ma che tutti insieme si può raggiungere. E poco importa se Bisoli sembra la controfigura del duce mentre Simeone sembra essere nato per affiancare il Che e Fidel nelle loro battaglie in Bolivia, entrambi sono a capo di sistemi dove non c’è spazio per la pretesa personale e il compromesso: o ti sacrifichi per il gruppo o sei fuori.
E poi ci sono i tifosi: i Colchoneros ovvero i materassai, mentre noi siamo il Cavalluccio Marino ma tutti ci conoscono per quelli della piadina. Gente dei ceti sociali più bassi, che non cerca gloria, semplicemente animata dalla voglia di riscatto, un fuoco che ti brucia dentro perché vuoi gridare al mondo che non sono importanti le origini quanto i meriti.
Inizia la partita e dopo dieci minuti il Real è in vantaggio. Penso “Poco male, le analogie con la nostra finale iniziano ad essere tante”. E infatti l’Atletico riesce a pareggiare nel secondo tempo, con un gol che nasce da un cross sulla fascia. Ora ci credo veramente, l’Atletico deve vincere per il suo popolo e anche per me.
E invece no, non va così. La cattiva sorte si abbatte nuovamente sui biancorossi, i tifosi piangono e penso al mio Cesena, che non se lo caga mai nessuno al di fuori della Romagna, che non è rinomato quanto l’Atletico e che nemmeno lontanamente si può avvicinare al suo blasone. E per una notte mi sento più fortunato dei tifosi di una squadra che può annoverare dieci scudetti, due Europa League e tanti altri trofei, almeno noi abbiamo potuto assaporare il gusto della rivalsa in una finale.
Vi sono vicino, Fuerza Atleti, fuerza Colcho(bianco)neros.

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