Noi ci dissociamo: Leopardi levati, il vero capolavoro è "A Silvio"

22.11.2016 11:35 di Il senso del gol Twitter: @ilsensodelgol  articolo letto 781 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Noi ci dissociamo: Leopardi levati, il vero capolavoro è "A Silvio"

 

 

di STEFANO GALIMBERTI

Ciao sono un milanista e per qualche ragione mi è saltato in mente di scrivere un elogio all’ormai ex presidente del Milan. Non sapendo bene che forma utilizzare ho deciso di riscrivere una famosissima poesia per il nostro presidente. Ci tengo a sottolineare che sono una persona normalissima e non so quale neurone sia saltato per farmi scrivere questa roba.

A Silvio

Silvio, rimembri ancora
quel tempo della tua vita presidenziale
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi
e tu lieto e pensoso, il limitare
di gioventù salivi?

Sonavan le festose
curve, e le tribune dintorno
al rossoner perpetuo canto
allor che all’opre femminili intento
sedevi assai contento
di quel vincente avvenir che in mente avevi
era il maggio odoroso: e tu solevi
alzar le coppe tutto il giorno.

Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte
d’in su i veroni del paterno stadio
pergea gli orecchi al suon della tua voce
ed al piede veloce
che percorrea il faticoso campo
mirava Galliani sereno,
i trofei dorati e i giocatori
e quinci Maldini da lungi, e quindi Shevchenko
lingua mortal non dice
quel ch’io sentiva in seno.

Che pensieri soavi
che vittorie, che cori o Silvio mio!
quale allor ci apparia
la vita del Milan e il fato!
quando sovviemmi di cotanta speme
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato
e tornarmi a doler di mia sventura
o asiatico, o thailandese
perché non rendi poi
quel che prometti allor? Perché di tanto
inganni i figli tuoi?

Tu pria che l’erbe inaridisse il verno
da closing morbo, combattuto e vinto
lasciasti o tenerello. E tu non vedevi
il fior dei giovani tuoi
non ti addolciva il cuore
la dolce lode or delle rossonere maglie
or degli sguardi innamorati e felici
né teco le compagne ai dì festivi
ragionavan d’amore

Anche peria fra poco
la presidenza mia dolce. Agli anni miei
anche negaro i fatti
la presidenza. Ahi come.
come passato sei,
caro compagno dell’età mia nova,
mia di denaro e vittorie speme!
questo è quel Milan? Questi
i derby, le vittorie, le coppe, i trofei
che tanto vincemmo insieme?
questa la sorte dell’arcorese gente?
all’apparir del cinese
tu, misero, lasciasti e con la mano
un aeroplanino e dei nuovi giovani
mostravi di lontano.

 

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