Lo strano caso degli abbonamenti del Napoli

Perché 25 tifosi con la tessera non possono più entrare al San Paolo
 di Carlo Tarallo Twitter: @TaralloCarlo  articolo letto 1389 volte
Lo strano caso degli abbonamenti del Napoli

Domenica scorsa, ore 14 e 30. Bella giornata di sole, a Napoli arriva il Benevento, lo stadio San Paolo si va riempiendo, del resto giocare “di domenica alle 3” capita sempre più raramente e quindi l’occasione è da cogliere al volo. Arrivati all’ingresso del settore “Distinti”, per due abbonati arriva la brutta sorpresa: “Non potete entrare”, dice lo steward, “i vostri abbonamenti sono stati ritirati”. I due tifosi sono allibiti: che è successo? Vane le insistenze, non si entra: ai due malcapitati non resta che tornarsene a casa. Il motivo del ritiro dell’abbonamento da parte della Ssc Napoli è che i due abbonati sono tra i 25, dei settori Distinti e Tribuna, che hanno fatto causa alla società. Motivo della citazione davanti al Giudice di pace, il paradosso che ha provocato il crollo del numero di abbonati per la stagione 2017/2018 (meno di 6.000).


Alla fine dello scorso anno, la somma del costo dei singoli biglietti per le 19 gare casalinghe del Napoli, incredibilmente, è risultata assai inferiore al costo dell’abbonamento. Nel regno di Aurelione De Laurentiis, in sostanza, abbonarsi non conviene. Prendiamo il settore Distinti: chi ha comprato l’abbonamento, lo scorso anno, ha speso 755 euro; chi ha comprato tutti i biglietti volta per volta ha sborsato solo 509 euro. Tribuna Nisida? 805 euro l’abbonamento, 708 il totale dei biglietti. Tribuna Posillipo: 1.510 euro l’abbonamento, 1.005 il totale dei biglietti.

Perché è successa una cosa così assurda, paradossale, incredibile? Semplice: lo scorso anno durante l’estate De Laurentiis era stato pesantemente contestato dalla tifoseria e aveva reagito muscolarmente, alzando alle stelle i prezzi della prima partita, quella in casa contro il Milan.

Risultato: contestazione ancora più forte, soprattutto delle curve (40 euro il costo del biglietto per quella gara) e dietrofront del club, che però ormai aveva “tarato” i prezzi degli abbonamenti su cifre più cospicue.
Risultato del risultato: i prezzi dei singoli biglietti sono calati man mano, e alla fine della stagione gli abbonati hanno capito, calcolatrice alla mano, di aver speso molto più di chi aveva preferito acquistare i tagliandi partita per partita.


Così, 25 abbonati dello scorso anno, che hanno rinnovato l’abbonamento anche per la stagione in corso, si sono affidati a uno studio legale per chiedere il rimborso della differenza tra quanto avevano sborsato per la tessera 2016/2017 e quanto erano costati i biglietti. De Laurentiis, però, aveva inserito nel contratto di stipula dell’abbonamento uno dei famigerati “cavilli di Chiavelli”: “Il titolare dichiara e garantisce che non ha proposto né è in procinto di proporre azioni giudiziarie nei confronti della Società”. Così i due sventurati tifosi dei distinti si sono visti annullare l’abbonamento (che la società prevede di rimborsare) per aver attestato il falso al momento della stipula. Ieri, poi, la società ha spedito ai 25 che hanno citato in giudizio il Napoli, e agli altri 100 che hanno inoltrato una diffida, delle lettere con le quali avverte i primi che il loro abbonamento è stato annullato, e i secondi che in caso di azione legale scatterà anche per loro la tagliola. Le associazioni dei consumatori promettono battaglia. Ma quando si parla di denari, con Aurelione difficilmente la si può spuntare.

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