Vogliono abbattere l'Aeroplanino

Fassone si è incazzato. Ma è Montella il problema del Milan?
 di Carlo Tarallo Twitter: @TaralloCarlo  articolo letto 707 volte
Vogliono abbattere l'Aeroplanino

E’ il 21 settembre 2016, giusto un anno fa. L’Atalanta perde in casa per uno a zero contro il Palermo. E’ la quarta sconfitta in cinque gare, i nerazzurri sono al penultimo posto in classifica. Gasperini è sulla graticola: si parla di esonero, in agguato c’è Pioli. Al termine della trionfale stagione, che vedrà l’Atalanta tornare in Europa dopo 26 anni, con un quarto posto a 72 punti, in pochi, in pochissimi ricorderanno come il Gasp fosse stato giudicato un incapace all’inizio del campionato.

Succederà la stessa cosa a Vincenzino Montella da Pomigliano d’Arco, l’Aeroplanino che ieri è stato preso in pieno da un missile terra aria sparato dall’Ad milanista Marco Fassone?
Non si sa. Quello che si sa è che ieri, in tv, dopo la sconfitta di Genova contro la Sampdoria, Fassone ci è andato giù duro, durissimo. “Sono un uomo di numeri”, ha detto a Sky, con la pelata rosso fuoco, “e quindi so che la Sampdoria ha un fatturato che è un terzo del nostro e stipendi che sono un terzo dei nostri, è diversa la Sampdoria dalla Lazio. Giampaolo è stato bravissimo, ha impostato una partita in cui ci ha imbrigliato, impedendoci di giocare, non ci ha quasi fatto uscire dalla nostra metà campo per 60-70 minuti, quindi sicuramente a loro vanno fatti i complimenti, ma il Milan è più forte della Sampdoria e deve approcciare queste partite con uno spirito diverso”. Giampaolo è stato bravissimo; traduzione: Montella non ci ha capito una mazza.  “Siamo arrabbiati oggi”, ha aggiunto Fassone, “e ho ritenuto opportuno venire qui proprio per far comprendere che queste non sono sconfitte che dobbiamo considerare come routine. Il Milan quest’anno non deve abituarsi a perdere, non deve perdere due partite su sei in campionato con avversari che sulla carta sono, come oggi, più deboli di noi. Questo è un aspetto molto importante di cui tutti in società, me per primo, dobbiamo tenere conto”. 


Montella, quindi, è diventato un brocco? L’Aeroplanino ha dimostrato in questi anni di far giocare, e bene, le sue squadre: la sua Fiorentina era uno spettacolo. Quest’anno al Milan ha iniziato il campionato vincendo quattro partite su sei, contro Crotone (in trasferta), Cagliari, Udinese e Spal (in casa). Ne ha perse due: una all’olimpico contro la Lazio, ovvero contro una squadra in questo momento più forte, e una ieri all’ora di pranzo a Genova contro la Samp. Una Samp che, attenzione, è ancora imbattuta, ha 11 punti con una partita da recuperare, ha una delle migliori difese del campionato con 4 gol subiti (come la Roma, uno solo in più della Juve, due più dell’Interbunker di quest’anno), è allenata molto bene (ha ragione Fassone) da Giampaolo e, insomma, non è una squadretta. In Europa League, percorso netto: tre vittorie in tre partite (preliminari compresi). Eppure, Montella balla e Mazzarri incombe (Mazzarri!). Possibile?


Possibilissimo, visto che Fassone, con la sua sparata televisiva, sapeva benissimo che avrebbe messo in crisi Montella, soprattutto dal punto di vista della credibilità nello spogliatoio. Ma quali sarebbero le colpe dell’Aeroplanino? Cosa si saranno detti stamattina a lui, Fassone e Mirabelli, piombati a Milanello per discutere della situazione?
Mistero. Dal punto di vista tattico, Montella è uno degli allenatori italiani non solo più preparati, ma anche più versatili: è capace di cambiare modulo spesso, spessissimo, e più volte anche in una stessa partita. I solito spifferi, inevitabili in casi come questo, gli imputano una sorta di mancanza di pugno duro: ma qualcuno è in grado di spiegarci chi dovrebbe prendere a cazzotti, Vincenzino, con una squadra tutta nuova, assemblata in fretta e furia e che fino a prova contraria sta mantenendo le aspettative? Dovrebbe mettere in croce Cristian Zapata, capace di regalare un assist perfetto a suo cugino Duvan in occasione del’uno a zero? O rinunciare al signor Leonardo Bonucci? O tirare i capelli a Kessie, vero protagonista in negativo a Marassi, con palloni persi a go go, che pure era stato dipinto come un fenomeno fino a due giorni fa?


Dice: ma Suso in appoggio alla prima punta non va bene, non funziona, deve partire da destra e accentrarsi, ma non scherziamo. Tornano in mente le parole del novembre 2016 di Silvio Berlusconi: “Suso mi ricorda Donadoni. Ha grande classe, scarta uno-due uomini e poi tira in porta. Ora gioca più esterno e deve fare molti cross, ma io lo vedrei meglio come seconda punta per sfruttare il suo grande tiro. Ed è una delle cose sulle quali litighiamo io e Montella”.
E Suso? “Sono abituato alla filosofia spagnola”, ha detto un paio di giorni fa in una intervista, “da noi siamo più elastici, invece qui o fai l’esterno o la seconda punta. Mi sento più libero come esterno destro, ma faccio quello che mi viene chiesto e credo di poter essere utile anche come seconda punta. Nessun problema”.


Alla fine, secondo i bene informati, la proprietà cinese potrebbe imputare a Montella lo scarso utilizzo di Andrè Silva, punta portoghese pagata 38 milioni. Ma se è arrivato uno come Kalinic, chiesto proprio dall’Aeroplanino, e che ha avuto un ottimo impatto con la sua nuova squadra, è una “colpa” da addossare a Montella? “Il ragazzo è partito alla grande, il prezzo fa aumentare le responsabilità” ha detto tre giorni fa il tecnico rossonero, lanciando una toccatina a Fassone & Mirabelli. Magari ieri la sparata dell’ad è stata anche una risposta a questa dichiarazione.

 
Intanto, in Spagna, dopo 6 partite il Real Madrid è quinto in classifica a 7 punti dal Barcellona. Per Mazzarri quindi sarebbero due le opportunità: sostituirà Montella o Zidane?

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