Spallucce Spalletti

Una retrospettiva dei sentimenti dei tifosi della Roma di fronte all'addio di Luciano
 di Claudio Savelli Twitter: @pensavopiovesse  articolo letto 1373 volte
Spallucce Spalletti

Caro Spalletti, Mister ancora per poco.

Fossi un tifoso romanista, ecco ciò che penserei di tutta questa faccendaccia del tuo addio.

Premessa, doverosa: tu, Luciano, sei entrato nella Roma e come pochi altri ne hai capito l'anima. È difficile che qualcun altro ci riesca e che riesca a farlo in poco tempo. Mister tu hai combattuto il demone che, secondo i più, impedisce alla Roma di vincere: l'ambiente. Ovvero un insieme di persone e media che parlano della Roma con un fervore tale da condizionarne le prestazioni. Fosse vero, sarebbe come pensare ad una squadra che non può rendere al massimo per paura di essere giudicata dai propri tifosi. Uno spirito sempre in bilico tra una latitanza di amore e un amore troppo passionale per non essere un'ossessione. Tu, Mister, questa tempesta rumorosa l'hai ammaestrata nell'unico modo possibile: esorcizzandola. E per esorcizzarla l'hai affrontata di petto, minimizzando il lavoro dei giornalisti al seguito della squadra. Hai recitato una parte scomoda, sacrificando la tua immagine. Ma hai liberato la Roma, almeno in parte.

Veniamo al dunque. Tu non hai abbandonato la Roma, ma l'hai lasciata a se stessa. Hai annunciato la tua responsabilità nei confronti dei risultati in questa stagione, ma l'hai fatto per porti su un piano diverso rispetto alla squadra: hai diviso il tuo futuro da quello dei giocatori. Non sei più stato parte di un insieme (che tu stesso avevi creato), ma ti sei posto in condizione di osservare tutto da una certa distanza, come a non voler partecipare alla resa dei conti. Ti sei così liberato dal dovere di guidare ancora la Roma nel futuro.

Da tempo hai deciso di non voler essere l'allenatore di questa squadra anche nella prossima stagione, così hai inventato questo giochino del “se non vinco me ne vado”, pensando fosse un meccanismo che esponesse la tua figura e proteggesse quella del gruppo, ma così non è stato, hai ottenuto esattamente il contrario di questo, la squadra è implosa contro Lione e Lazio – là dove avrebbe potuto e dovuto vincere per ambire ai “trofei” di cui tu parli: suvvia, sei punti da recuperare alla Juve sono tanti, troppi – perché non era pronta a farsi carico anche del tuo di futuro. In realtà, tu non hai anteposto te stesso a parafulmine, semmai hai denudato la squadra, i tuoi ragazzi hanno faticato perché hanno capito che tu li stavi mettendo alla prova, volevi stabilire se fossero all'altezza delle tue aspettative.

La tua retorica complessa non ha mascherato l'errore di base: i tifosi giallorossi sono i primi ad aver capito il tuo sotterfugio. Tu conosci loro tanto quanto loro conoscono te. Ed è questo il punto. È qui che si è inceppato il presente, perché da parte tua non c'era la volontà di condividere il futuro.

Ammettilo, Mister, tu vuoi diventare un allenatore davvero vincente – di Scudetti, di Champions League -, ti senti pronto per esserlo, ma non hai reputato che la Roma - questa Roma e quella che verrà - fosse un'opportunità. È stato un gioco delle parti, in cui tutti ci hanno rimesso qualcosa.

Sii sincero, Mister: pensi di non essere in grado di far vincere un titolo alla Roma, o che la Roma non sia in grado di far vincere un titolo a te? Hai pensato che la Roma potesse rilanciarti nell'elite degli allenatori europei e che tu in cambio potessi aiutarla a stabilizzarsi ad alto livello. Ma ora credi che il massimo possibile della Roma sia questo, e che tu possa invece aspirare a qualcosa di più.

Con te sparirà anche una parte della Roma. Andrà ricostruita questa mancanza, non basta cercare un nuovo allenatore, bisogna cercare un nuovo progetto, una nuova idea di Roma. E se per caso questa idea risulterà vincente, caro Mister, lo sarà anche per merito tuo, ma tu non ne farai parte. In fondo, non l'hai mai voluto davvero.

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