L'uomo in più

Sacrificio, dedizione, furore. È tempo di congratularsi con Mandzukic
 di Fabio Corti Twitter: @fabiocorti84  articolo letto 2838 volte
L'uomo in più

Faccio la prima punta.

- Ma va là, c’è il Pipita.

Va bene, faccio la seconda.

- Non dire vaccate, c’è Dybala.

La terza?

- Cazzo siamo, il Barcellona?

Ma sono il giocatore croato più forte di sempre!

- Per piacere.

Ok, l’ho sparata. Però sono il giocatore croato più forte di oggi.

- Urca, è morto Modric?

Sì ma allora siete stronzi. E mo’ che faccio?

- Guarda, ci sono due opzioni. La logica vorrebbe che facessi panchina…

Altrimenti?

- Eh, fai l’esterno.

Alla Neymar? Aspettar palla, puntar l’uomo, sciabolate morbide o anche tese volendo, numeri ‘ccezionali. Fico, molto fico, magari ci metto anche un gesto del surfista.

- Mmm… Pensavamo più a un misto fra Amedeo Carboni e il mostro di Rostov.  Sudore, possibilmente tuo, e sangue, possibilmente altrui. Insomma: se vuoi la bicicletta, pedali.

Mario Mandzukic ha scelto di pedalare.

Col Barcellona –  ma ormai è diventata una piacevole abitudine – 93 minuti di corsa e lotta senza quartiere. Mandzukic, un centravanti, si è votato alla fase difensiva della Juve, regalando a tutta la banda una dose d’equilibrio fondamentale per reggere il peso di partite così.

È stata una partita monumentale (link), sia per statistiche sia per zebedei.

Ha inquinato i pozzi del gioco catalano, rinforzato la contraerea bianconera a protezione del bunker di Buffon, vinto contrasti, litigato con Messi, letteralmente scassato Sergi Roberto (quella era la parte mostro di Rostov) e infine – perché è di un giocatore offensivo che si parla – galoppato sulla fascia fino in fondo con l’idea di far male al Barca, riuscendo sovente.

 

Ne è uscito l’assist per il 2-0 e ci sarebbe potuto scappare pure il golletto, se solo Higuain gliela avesse passata sul 3-0 (ma il Pipita fa la prima punta e di conseguenza asseconda istinti primali). Tutto ciò senza mai perdere né orientamento né bilancino nell’alternanza con Alex Sandro in entrambe le fasi di gioco.

Se la vittoria della Juve contro il Barcellona fosse un libro, Dybala sarebbe la copertina però Mandzukic l’inchiostro. Lui, più di tutti, ha sacrificato se stesso per il progetto comune. Il suo contributo è vitale. Meno sfavillante, certo, delle gemme incastonate sul match dalla Joya, ma purissimo. Perché l’apporto del buon Mario è qualcosa di non richiesto, qualcosa oltre. Quello che ci vuole per vincere.

L’uomo in più.

Quello che non avevi e invece, a un certo punto, eccolo là che sostiene la causa.

Mario Mandzukic, su e giù per la fascia coi suoi occhi a canne mozze, è il paradigma in scarpe da calcio della Volontà che conduce alla Trasformazione.

La sua e - forse - quella della Juve in qualcos'altro. Qualcosa oltre.

Diceva Napoleone: «I generali se ne prendono il merito, ma sono i soldati che vincono le battaglie».

Gente tipo Mandzukic.

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