L'uomo di Pasqua

La piccola resurrezione di Nick Powell
 di Efisio Collu  articolo letto 764 volte
L'uomo di Pasqua

Se è scritto che deve arrivare, la gloria prima o dopo arriva. Solo, non dove te l'aspettavi te.

Prendi per esempio la storia di Nick Powell, fumigante esterno del Cheshire classe '94. 

A diciott'anni è in cima al mondo. Ha fatto una stagione assurda in League Two col Crewe Alexandra, culminata in una bomba sotto l'incrocio da fuori area in finale play-off. E' arrivato lo United coi soldi in bocca - 6 milioni di sterline, non banane - e se lo è portato via di peso. Sui giornali esce che Ferguson stravede per lui, che sarà il nuovo Scholes, che al settore giovanile non ne vedevano uno così dal famoso '92. Pronti, via e lo buttano dentro: 15 settembre 2012, in casa col Wigan (il Wigan segnatevelo perché è importante), cambio al 71': fuori Giggs dentro Powell. Il quale Powell, ovviamente, non impiega che qualche minuto a segnare. Finisce 4-0, vai con la festa.

Fin qui la roba bella. Perché da lì Powell smette di vedere il campo e procede a trascorrere il resto della stagione tra panchina e tribuna. Perché quel gol finirà per essere l'unico segnato in quattro anni di contratto con lo United. Nella bellezza di nove presenze tra campionato e coppa con la maglia dei Red Devils. Perché per il resto il tabellino del carriera del nuovo Scholes reciterà: un anno di prestito al Wigan (risegnatevelo) così così; un anno al Leicester disastroso; un anno all'Hull peggio che al Leicester. Un'altra storia di un altro predestinato che un'altra volta a fare il salto non ce l'ha fatta.

E arrivi a a giugno 2016, scadenza del contratto con lo United, la società non rinnova. Arrivederci. A nemmeno ventitrè anni, Powell è un ex giocatore sul mercato degli svincolati. Sembra che debba andare al Wolverhampton, ma niente. Poi pare lo stia per prendere il Blackburn, ma niente. A un certo punto si vocifera di un ritorno di fiamma dell'Hull, ma niente. Finché alla fine non spunta fuori - indovinate - il Wigan, che deve fare la lotta salvezza in B e non è che può permettersi di andare tanto per il sottile. Lo prende a zero, gli fa un triennale e via. I tifosi non la prendono benissimo. E tutti i torti si dimostrerà che non li avevano, dato che Powell al giro di boa della stagione si presenta con il non esattamente terremotante score di quindici presenze e una rete.

Dopodiché si rompe. Guaio muscolare in coppa col Nottingham Forest a gennaio, stagione finita. Per rendersi conto di quanto modesto risulti l'impatto della tegola sul Wigan, basti dire che la dirigenza - dopo avere brevemente accarezzato l'idea di rimpiazzarlo prendendo dalla Lazio Ravel Morrison, altro notevole esemplare di predestinato venuto male - decide che non vale la pena nemmeno di sostituirlo. Anche perché nel frattempo la stagione si è messa male: lo spettro della retrocessione incombe, e ci sono emergenze più urgenti da tamponare se si vuole provare l'impresa impossibile.

Senonché Powell si mette sotto. Cure, fisioterapia, riabilitazione: in nemmeno tre mesi è abile, arruolato e convocato. A far numero in panchina, ma sempre meglio di niente.

 

8 aprile, Wigan in casa col Rotherham. Al 74' sta 2-2, e la panchina del Wigan chiama il cambio. Fuori Gilbey, autore del gol del pareggio, dentro Powell. Il pubblico non gradisce e rumoreggia. Non sanno che da lì a una ventina di minuti ci sarà da rumoreggiare sul serio: il Wigan fa il 3 a 2 al novantasettesimo, gol di Powell.

 

13 aprile, Wigan in casa col Barnsley. All 66' sta 0-2, e la panchina del Wigan chiama il cambio. Fuori Obertan, dentro Powell. Il pubblico nemmeno rumoreggia perché cosa vuoi rumoreggiare a questo punto. Non sanno che negli undici minuti che seguono dovranno prendere fiato e rumoreggiare non una, non due ma tre volte. Perché Powell pianta dentro una tripletta da maratona di pippe (nell'ordine, punizione fortunosamente deviata, tap-in su goffo intervento del portiere, rigore assai dubbio: paginone di Playboy scansate) e regala la vittoria alla squadra, rilanciandone potentemente le ambizioni salvezza.


Da reietto che era, Powell diventa un eroe nazionale in divenire, e c'è da stare sicuri che da qui a fine campionato il posto in squadra non glielo leva nessuno. Poi si vedrà. Hai visto mai che a diventare davvero il nuovo Scholes si fa ancora in tempo?

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