Esami a settembre

Cosa studiano gli allenatori delle grandi durante la sosta per le Nazionali
 di Claudio Savelli Twitter: @pensavopiovesse  articolo letto 1501 volte
Esami a settembre

Scrivere durante la pausa della Nazionale di qualcosa che non sia la Nazionale sembra un affronto al dovere di cronaca. Il campionato scompare come inglobato in un limbo anonimo e inviolabile. Non si vede e non si sente, però in realtà c'è e si muove: sembra non succedere nulla, in realtà è uno dei momenti decisivi perché gli allenatori possono risolvere alcuni problemi che durante la routine non vengono nemmeno sfiorati per questioni di tempo e priorità.

 

INTER

Spalletti, per dire. Sui campi di Appiano, in questi giorni, avrà preso in disparte Dalbert e, volteggiando in aria le mani, lo avrà ipnotizzato in modo da iniettargli le indicazioni tattiche sulle diagonali, sui movimenti che un terzino, in Italia, deve sapere a memoria, soprattutto se brasiliano e giunto da un campionato libertino come la Ligue 1. Siccome Luciano è il perno dell'Inter, colui dal quale tutto nasce e da cui tutto dipende, anche il futuro del terzino brasiliano è nelle sue mani, letteralmente: sembra banale, ma il buon Dalbert è stato pagato oltre 20 milioni e di questi tempi è bene far sì che li valga. Dalbert ha pregi e difetti evidenti, ed è un vantaggio per Spalletti: è preciso e deciso nei contrasti, ha un'ottima postura nell'uno contro uno ed è abile nel risalire il campo, sia con il pallone tra i piedi che accompagnando l'azione. Deve migliorare nella lettura delle situazioni, soprattutto quando è costretto a difendere insieme al reparto in situazione di palla aperta: qualche idea ce l'ha, ma ragiona ancora troppo su se stesso e poco sui compagni.

Non si può mica sempre rimediare con delle eroiche sforbiciate

 

A proposito, la pausa concomitante con la fine del mercato ha restituito a Luciano un giocatore, per sua bocca, già praticamente ceduto: Ranocchia. È rimasto, ed è la prima riserva di ruolo di Miranda e Skriniar: dovessero tornare con un raffreddore, chissà che Andrea non possa avere la sua ennesima, seconda occasione. Spalletti sarà quindi anche uno psicologo in questi giorni: andrà a cena con Ranocchia e lo convincerà di essere un grande giocatore. Dovesse riuscirci, poi non raccontiamoci più che la pausa-Nazionali è inutile.

 

MILAN

A Montella, invece, ne hanno rubati ben 17. Praticamente tutta la rosa. Ha ben poco da fare, può rilassarsi e progettare il futuro mentre i suoi dirimpettai a Milanello sono più che altro concentrati su Romagnoli: il tempo è utile per recuperarlo dai malanni. Per il resto, qualche torello tra le riserve e partitelle dove Paletta e Abate predicano in mezzo al deserto. Perfino Cutrone gli hanno portato via, giustamente convocato dall'Under 21. Starà pensando, Vincenzo, alla piccola beffa che gli ha portato in dono il gran mercato del Milan: tanti acquisti, tutti forti, quindi tutti nazionali. E, di conseguenza, l'impossibilità di allenare la squadra titolare durante la pausa, nemmeno uno straccio di meccanismo tra una coppia di giocatori e l'alto rischio che qualcuno torni acciaccato, o addirittura rotto. È il minuscolo dazio che Montella è costretto a pagare, una settimana di solitudine per godere tutto l'anno.

 

JUVENTUS

Allegri pensava di potersi congedare per una lunga settimana di passione con Ambra, e invece ha il suo bel da fare. Higuain è rimasto a Vinovo perché Sampaoli gli ha preferito Icardi e Aguero. I motivi pare siano tattici (“Abbiamo bisogno di attaccanti abili in profondità”), non “di forma”. I detrattori del Pipita, comunque, pensano che la decisione del ct argentino dipenda dalla tonde linee del centravanti. Per fugare ogni dubbio, Allegri e il suo staff possono quindi dedicarsi a Higuain, a renderlo più snello e ficcante: è un'occasione forse irripetibile, visto che di solito torna stanco e, chissà, forse anche appesantito dall'Argentina, dove le bistecche sono sempre in frigo e le griglie sempre accese. Questa settimana potrebbe fare la differenza nella stagione del Pipita, e nessuno lo dirà mai. Ma Allegri è “fortunato”, gli è rimasto a disposizione anche Douglas Costa, un nuovo ingranaggio prezioso, ma delicato, da inserire in un equilibrio ultimamente precario. L'operazione non è delle più semplici, perché il brasiliano è migliore di Cuadrado ma non ha ancora la stessa disponibilità a correre in fase di ripiegamento. Allegri dovrà educarlo al sacrificio, altrimenti il suo inserimento potrebbe essere deleterio. In fase offensiva va calibrato a seconda della fascia in cui verrà posizionato: essendo mancino, difficile vederlo giocare al posto di Mandzukic, a sinistra, perché in quella posizione allargherebbe la squadra eccessivamente, garantirebbe un numero di cross inutile essendoci il solo Higuain in area e tapperebbe lo spazio dove Alex Sandro può inserirsi. A destra, invece, garantisce una nuova via al gioco bianconero, ma i suoi movimenti dovranno mediare con quelli di Dybala, per evitare che i due si pestino i piedi.

Poi il calcio è semplice, come sostiene Allegri, e allora basta dire a Douglas Costa di ricevere, rientrare, calciare così.

 

Allegri potrà poi dedicarsi a De Sciglio, a cui il lavoro lontano dai riflettori non può fare che bene. L'ex rossonero ha bisogno di resettare la mente e lo spirito, azzerarsi come giocatore, sentirsi un altro. Il suo è un blocco psicologico che impedisce all'ossigeno di raggiungere il cervello, determinando scelte sempre più spesso sbagliate, un circolo vizioso. È lui la più grande sfida di Allegri, soprattutto perché è proprio Allegri l'unico a credere che sia possibile vincerla.

Lukaku lo brucia, lui interviene alla disperata anziché resistere con il fisico. Tutto male. Però poi almeno tira un pugno all'erba, reagisce, si incazza. È qualcosa.

 

 

 

 

NAPOLI

E Sarri? Tredici in nazionale, ma qualche titolare è rimasto. Da Albiol a Callejon, passando per Jorginho, Diawara e Allan, qualche trama può essere ripassata. Ma la pausa serve a Sarri a rigenerarsi, lui che è anima e passione per la squadra, uno che sembra dormire poco e pensare molto al suo lavoro, in un'esigenza costante, spontanea ed estrema di perfezione. Ma siccome noi teniamo a Sarri, vogliamo che abbia un momento in cui può dedicarsi a se stesso perché per il resto della stagione, allenando e presentando di partita in partita il suo calcio, è lui che si dedica a noi. Di più: a Napoli molti tifosi sono rimasti delusi dal mancato arrivo di un grande campione, al netto dei milioni incassati dall'ingresso in Champions (almeno 30) e dalle cessioni degli ultimi giorni (altri 30 circa). Dunque, Sarri dovrà elaborare una strategia comunicativa per mantenere saldo e positivo lo spirito dei tifosi.

 

ROMA

Di Francesco ha potuto onorare la Chapecoense rispolverando Florenzi e nel frattempo ha dovuto tamponare l'incazzatura enorme di Nainggolan per la mancata convocazione con il Belgio. Riuscisse a incanalare il furore del belga in campo, farebbe bingo. Ma la sosta di Eusebio è dedicata soprattutto a Schick, da lucidare e da incastrare nel suo 4-3-3. Il dilemma divampa: può fare l'ala o Di Francesco dovrà sacrificare il suo sistema di gioco per trovargli uno spazio? Dalla soluzione di questa equazione dipende una grossa fetta del destino della Roma.

 

Certo, Schick non è un'ala, ma il suo calcio lo può disegnare anche partendo dall'esterno, a patto di non avere vincoli tattici troppo stretti. Eusebio, lascia che Schick sia Schick.

 

 

 

 

LAZIO

Inzaghi deve scartare i regali dell'ultimo minuto, quel paio di giovani consegnatagli da Tare in luogo di Keita: Pedro Neto e Bruno Jordao, due talenti del Braga che in pochi conoscono. Li ha portati Jorge Mendes insieme a Nani, e molti hanno mosso critiche per questo tipo di operazione “pilotata”. Ma è meglio sfruttare il tempo per fare due più due: Tare è uno che se ne intende di giovani semisconosciuti (Milinkovic-Savic, Strakosha) diventati ottimi giocatori, e il superagente portoghese è uno che non concede la procura ai primi che passano. Insomma, c'è da fidarsi di loro, e da affidarsi alle mani magiche di Inzaghi.

 

ATALANTA

Per Gasperini è il momento di pensare a Spinazzola, un giocatore che considerava perduto, con cui il rapporto di fiducia si è incrinato, come annunciato dallo stesso tecnico in un'intervista. Entrambi si aspettavano la cessione, ora dovranno quindi adeguarsi ad una situazione non prevista. È un lavoro ostico, una faccenda che solo con la cura e la pazienza del tecnico può risolversi. Gasp deve rendere utile un calciatore che è rimasto controvoglia, che si sente superiore al club per cui deve giocare, che pensa di aver perso l'occasione della vita, che si è messo in difetto nei confronti dell'ambiente, che non verrà accolto bene. La pausa serve a Gasp per architettare un piano preciso, perché in cuor suo lo sa, il mister, che avere Spinazzola e non poterne usufruire sarebbe un peccato.

 

Fine.
Anzi, si ricomincia.

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