Cose turche

Luci e ombre del Basaksehir, la squadra che non esisteva e in tre anni (grazie a Erdogan) può vincere lo scudetto
 di Fabio Corti Twitter: @fabiocorti84  articolo letto 1550 volte
Cose turche

 

Come il Leicester, però cattivo. La sorpresa calcistica dell’anno è in Turchia: il Basaksehir. La quarta squadra di Istanbul è seconda in Süper Lig – la Serie A turca – quando mancano tre partite alla fine e tallona il Besiktas, già mattatore del Napoli nei gironi di Champions League, distante appena due punti. Gli sportivi più appassionati obietteranno: Istanbul ha tre squadre di calcio (gloriosissime e ultracentenarie: Galatasaray, Fenerbahçe e, appunto, Besiktas), mica quattro. Vero, ma solo finché lo zampino di Erdogan non è spuntato anche nella storia dello sport turco. Il quarto club di Istanbul, il Başakşehir, è nato in provetta nel 2014 in virtù di un disegno tutt’altro che sgradito al presidente. Non ha storia né tifosi affezionati, ma abbastanza soldi e potere per vincere dal nulla. Come il Leicester, però cattivo.

Fino al 2013 la società si chiamava Bb (Büyükşehir Belediyesi), era gestita dall’amministrazione comunale e giocava nel disinteresse generale allo stadio Ataturk, sorta di Colosseo in versione ottomana teatro – fra altre cose – della disfatta del Milan di Ancelotti capace di farsi rimontare 3 gol di vantaggio e perdere la Champions League del 2005 contro il Liverpool. L’Ataturk, una bolgia quando ci gioca la nazionale della mezzaluna, in occasione delle sfide del Bb contava sì e no qualche dozzina di spettatori ivi inclusi giornalisti costretti ad andarci per lavoro, forze dell’ordine e parenti stretti dei calciatori. Ribattezzato col nome del quartiere di Başakşehir e arricchito dall’ingresso in società di industriali di peso nell’orbita del Sultano Erdogan, il club ha trovato nuovi tifosi, attinti dalle schiere sempre più folte di coloro che mirano a sistemarsi all’ombra del grande capo, specie dopo il caos in cui la nazione è precipitata dopo il tentativo di golpe del luglio 2016. Il Basaksehir affonda le radici in interessi finanziari, triangolazioni politiche e operazioni immobiliari, un cerchio infuocato di soldi e potere che Erdogan mantiene acceso. La dirompenza con cui la squadra con meno tifosi ma più potere della Turchia è entrata in scena ha dell’incredibile. Due qualificazioni alla Europa League nelle prime due stagioni, sconfitte rotonde inflitte a ognuna delle tre “grandi sorelle” della città, ambizioni in crescita e cognomi sempre più altisonanti in rosa. Il portiere della nazionale, Volcan Babacan, è stato fra i primi a sposare il progetto, raggiunto nel giro di qualche stagione da giovani promettenti come İrfan Can Kahveci (trequartista destinato ad altri palcoscenici) o vecchie glorie patrie come Emre Belozoglu, bizzoso centrocampista che si è fatto ricordare dai tifosi interisti. Non mancando i dollari, al Başakşehir non mancano neanche i talenti stranieri: l’attaccante bosniaco Edin Visca, quasi 9 milioni di cartellino, o il leggendario bomber togolese Emmanuel Adebayor che a 33 anni, dopo un carrierone mostruoso tra Arsenal, Manchester City, Real Madrid e Tottenham, si prepara alla pensione alla corte di Erdogan.

Galatasaray e Fenerbahce hanno gettato la spugna da un pezzo, non possono più ostacolare la corsa al titolo del Başakşehir. L’ultimo baluardo fra una squadra che nessuno ama davvero e lo scudetto è il Besiktas. Nemesi perfetta, di quelle che solo che solo le faccende di sport sanno sprigionare, si tratta della squadra i cui tifosi – più di tutti in Turchia – si sono schierati, apertamente e pagandone le conseguenze, contro la svolta autoritaria del presidente. C’erano quelli del Carsi, il gruppo ultras più folto e attivo nel tifo del Besiktas, ad animare le contestazioni di piazza Taksim e Gezi Park. Non è un caso se nelle settimane successive a quegli eventi (correva l’anno 2013) 35 tifosi del Besiktas furono arrestati con l’accusa di cospirare per colpire il presidente, rischiando di prendersi un ergastolo.

Un altro episodio, quest’anno, ha gettato una luce sinistra sulla vera natura del Başakşehir:  ad aprile, in occasione della trasferta contro il Rizespor, Emre Belozoglu, uno degli atleti più in vista del Başakşehir, all’uscita dagli spogliatoi ha avuto un alterco con un tifoso rivale. Tre giornalisti presenti sul posto hanno tentato di documentare la vicenda, ma sono stati aggrediti fisicamente (una videocamera di sicurezza ha ripreso l’intera scena) da Ufuk Ceylan, Yalcin Ayhan e Volkan Babacan, che volevano impedire ai media di occuparsi del loro capitano. Le immagini però hanno fatto il giro d’Europa e la commissione disciplinare della  Süper Lig ha comminato a tutti gli aggressori dei giornalisti una pesante squalifica di 5 turni. Sanzione che avrebbe impedito al portierone del Başakşehir di difendere la porta in occasione dello scontro diretto col Besiktas (rivale per il titolo e squadra anti-Erdogan). Miracolosamente, la squalifica di Babacan è stata ridotta a una sola giornata. Cosa che, casualmente, gli ha concesso di essere regolarmente in campo per la sfida di vertice, vinta 3-1 dal Başakşehir. Ora la “squadra di plastica” insegue il Besiktas, il quale, se non succedono cose strane, dovrebbe rimanere al comando. Il fatto, però, è che nella Turchia di Erdogan le cose strane sono tutt’altro che una rarità.

 

Articolo pubblicato su La Verità (www.laverità.info)

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