Come rovinare Donnarumma

Gigio ha sbagliato, ma l'errore può essergli utile. Molto meno, invece, chi s'affanna nel dar la colpa a Paletta
 di Efisio Collu  articolo letto 5567 volte
Come rovinare Donnarumma

Eeee ma i retropassaggi mica si fanno così.
 

Eeee ma lì va calciata di piatto.
 

Eeee ma se non gliela dai sul piede.
 

Eeee ma non ci sono più i difensori di una volta.

Ecco, è quando iniziano a lamentarsi dei difensori di una volta che ti rendi conto della cosa. E non tanto perché la memoria faccia comprensibile fatica a richiamare colpi da biliardo di Chamot o ordinate traiettorie di Delli Carri, quanto perché capisci che ormai pur di addossare la colpa dell'Impensabile al povero Paletta vale tutto, e che la prossima argomentazione sarà "e poi è pure pelato".

Soprattutto, perché capisci che il mondo intero sta più o meno consapevolmente congiurando affinché un povero ragazzino innocente abbia la vita rovinata da tutto questo.

L'Impensabile è successo ieri. Gigio Donnarumma ha fatto la cazzata della vita, il Milan ha buttato due punti a Pescara e la stagione forse è andata a mignotte. Non bastasse, si tratta di cappella - e che sia venuta fuori una cosa così parrocchiale non fa che ingigantire lo sbigottimento - in cui il nostro incappa all'apice dell'esposizione e della visibilità da che è arrivato in prima squadra. Non passa settimana senza che si parli di quanto è forte, di quanto vale, di quanto offrono gli sceicchi, di Gigio di qua e di Gigio di là. Roba che si possono permettere i privilegiati che giocano in attacco, che magari si cacano il gol a porta vuota ma cinque minuti dopo non se lo ricorda più nessuno e si riprende come se nulla fosse a parlare di quanti soldi debbano prendere. Ai portieri questo lusso non è concesso, e se mentre il mondo discute di come svenarsi per te tu segnali la tua presenza con una quaglia del genere, be', non è proprio il massimo.



Fin qui le cose normali. Di fronte alle quali succede però quello che normale non è. Ovvero la subitanea estensione al calcio di quella mentalità figliona di certi genitori alla moderna per cui, prima ancora di sapere qual è il problema, l'importante è avere pronto il sistema per imputare a qualcun altro le colpe della creatura. Scagionare il pupo senza se e senza ma, e fargli capire che sarà sempre così. Pertanto, si converge compatti su Paletta. Perché Gigio sì, magari avrà anche sbagliato, ma certo quell'oriundo del cazzo a forza di passarla male avrebbe fatto perdere la pazienza pure a San Francesco. A un certo punto compare pure la moviola del passaggio, con gli esperti in studio che trattengono il fiato e contano i rimbalzi della palla, quasi che ognuno fosse un affronto al magistero di Gigio ed al suo diritto divino di ricevere passaggi degni di questo nome. E invece più ne discutono e più si arrampicano sugli specchi e più sono costretti a mandare e rimandare le immagini, e più le vedi e più ti rendi conto che puoi provare a dare la colpa anche all'anticiclone delle Azzorre, ma quell'oscenità lì quaglia del portiere è e quaglia del portiere resta. 
Da cui al cuore della questione. Ovvero le conseguenze pratiche della levata di scudi - se più istintiva o interessata cambia poco - in difesa dell'infallibilità di Gigio. Che finché si limitano ad avere effetto sull'opinione del popolo bue contano fino ad un certo punto. Ma che hanno le carte in regola per fare danni più seri qualora intacchino l'equilibrio dell'unico soggetto veramente a rischio di tutta questa vicenda, e cioè il Gigio medesimo. Il quale da questo atteggiamento ha solo da perdere. Di incoraggiante c'è che - a giudicare da quanto visto sinora - la tenuta mentale è il fondamentale in cui il nostro eccelle nella maniera più spiccata. Seppure meno vistose di questa, di cappelle ne ha già fatta più di una, e se l'è sempre scrollate via in scioltezza riprendendo subito a parare per bene (anche ieri, nel secondo tempo, una chiusura sul primo palo per niente banale). Più in generale, dà la sensazione di essere uno molto bravo a farsi scivolare addosso le cose  e di gestire la pressione. Chi scrive ha ancora negli occhi la partita in casa della Lazio due anni fa, che era forse la seconda che giocava da titolare e dove a un certo punto fece questa uscita alta da selvaggio, pugni sul pallone e ginocchio in testa al povero Alex, che andò giù come un sacco di patate e bisognò chiamare la macchinetta con la barella e tutto quanto. Ebbene, mentre intorno al caduto accorreva gente con le mani nei capelli e facendo segno di sbrigarsi, Donnarumma se ne stava a dieci metri a bere e asciugarsi il sudore come niente fosse. Aveva appena scrociato male uno dei suoi ed appariva meno coinvolto dalla cosa dell'arbitro di porta.

Che sembra una cosa da niente, e invece è un dettaglio rivelatore del vero campione, perché a tutti noi quando abbiamo fatto scuola portieri ci hanno insegnato che quando fai l'uscita alta devi guardare solo la palla e pensare solo a prendere la palla e se per arrivarci devi abbattere chicchessia peggio per lui e se si fa male pazienza. A nove su dieci l'idea non va mai del tutto giù, e proseguono la carriera nelle categorie minori ad uscire con circospezione e prendere gol. Il decimo è un killer fatto e finito per cui non se lo fa ripetere due volte, inizia a falciare compagni e avversari con pari noncuranza e arriva in serie A. 
La speranza, dunque, è che nonostante la giovane età e nonostante condizioni ambientali che fanno di tutto per scongiurarlo, Gigio abbia già abbastanza chiaro che il punto non è evitare che le cazzate scappino. Il punto è fottersene. E di requisiti per potersene seriamente fottere ne esiste solo uno: avere la serena consapevolezza che della cazzata si è gli unici colpevoli e che non importa quanto il mondo possa dirti il contrario, ma questo avviene perché varrai anche cento milioni ma sempre imperfetto sei, e va benissimo così.

Ci riuscirà? Impossibile dirlo. Eppure un indizio che fa ben sperare c'è, e si vede bene nel replay da dietro la porta. Si vede il pallone che finisce di ballonzolare in rete e il portiere che frena la corsa. Ed è lì, nel momento in cui ti aspetteresti di vederlo fare perno sulla gamba e girarsi a sfanculare sulla fiducia il difensore (come hai visto fare a centinaia di portieri con la coscienza più o meno pulita, ed è per questo che te lo aspetti) che invece vedi che a Gigio non gli è nemmeno venuto in mente di rivolgere la parola a Paletta, per quanto bene si rende conto che la cazzata l'ha fatta lui, e che è con se stesso che se la deve vedere. Va giù in ginocchio con la faccia tutta contrita, e gli si legge negli occhi che si sta dicendo da solo il più onesto e salutare degli "ammazza che pippa che sono".

E fintanto che non ti scordi questo, non c'è quaglia che ti possa mettere paura.
 

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