Noi ci dissociamo: "La Gianna del miracolo"

 di Il senso del gol Twitter: @ilsensodelgol  articolo letto 395 volte
Noi ci dissociamo: "La Gianna del miracolo"

di Francesco Musitelli

 

Arriva la Gianna.
Gonna rossa mezzacoscia giacchetta nera attillata top nero bordato rosso sandalo nero tacco dodici.
Avviso la barista che sganascia al mio “oggi è milanista”.
La Gianna ondeggia con un magnifico culo fasciato e un portamento da esperta del tacco alto. Mica come certe marozzaie estive deambulanti come nel finale di un film nel deserto che poi arriva l’aereo con l’acqua.
La Gianna ha classe.
La Gianna è fica. È Wanda Osiris se avesse i levrieri.


Entra. Noi clienti vanvarosi ci zittiamo.
Si acquisisce il file. Chi con evidente scansione chi da lumata che fa finta di niente.
Acquisiamo il file comunque.
Inquietudine. Morbosità forse.
La Gianna è piccola unoesessantacinque compreso il tacco dodici.
Per la meraviglia della sottrazione rimane unoecinquantatre.
Aumenta la potenza del maschio per il miracolo della proporzione. Aumenta l’invidia della femmina per lo stesso motivo.
La Gianna ha testa piccola capelli neri raccolti faccia da pechinese o da scimmietta triste protagonista di inenarrabili rituali cinesi. Quindi va da sé naso accennato leggermente schiacciato occhi mandorlati esaltati da artata matita.
Si siede appoggiandosi a un invisibile schienale verticalissimo. La curva lombare attira vanvarosi che spiegabilmente vanno al davanzale delle pubblicità. Per il miracolo della prospettiva.


Dice “un ginseng cara”. La barista dice quel “certo” velato d’ironia…
Gianna ne assapora il profumo e con pollici e indici opera la bustina di zucchero.
Scollatura. Tremolio.


Entra Ilsergio mi saluta e chiede a viva voce strizzando l’occhio da cane “con chi gioca il milan?”.
Ilsergio è un fottuto acrobata della vita ex playboy attuale vitale spazzino di ricordi.
Gianna assapora. Scioglie il suo caffè nel piccolo locale.


Entrano leilui sui sessanta. Lui birra piccola lei cappuccio. Da come si profilano i posti al tavolino lui dice “mh c’è ancora una brioches con la crema”. Lei si fionda alla vetrinetta lui le fotte il posto fronte Gianna. Lei con la crema alla bocca e gli occhi iniettati di solitudine ammicca.


La Gianna è sempre goduta. Per la sua emanazione.
Emanare distingue rozze strafiche terrorizzate dallo specchio da magnifici aloni di sapiente tristezza.
Gianna supporta agevolmente lo spavento dei vanvarosi terrorizzati dall’oltre.
Gianna attira e nel contempo se ne fotte. Qui sta l’arte. È la solitudine la chiave.


Illince che ha perso un occhio per l’aggressione di un falco guarda la Gianna in due dimensioni come il periscopio di un sommergibile sub atomico.
Clinc la tazzina torna sul piattino. Tovagliolino tampona la bocchina. Gianna respira si guarda in giro consapevole di essere attenzionata.
S’alza “quant’è cara?” paga esce. Ondeggia sculetta accarezza Lalilli cane del popolo. La accarezza con dedizione Lalilli è sorda e quasi cieca vaga cercando l’odore del padrone.
Tredici occhi seguono l’attraversamento sulle strisce. Bava.
Tredici occhi vanvarosi rimangono vuoti rimangono vuoti nel lasso di tempo per cercare uno specchio da scalare.
La vita continua.

Gianna del miracolo, nata a novembre millenovecentotrentacinque.

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